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Idee sbagliate dei genitori sulla commozione cerebrale potrebbero ostacolare trattamento e recupero

Con la stagione calcistica in pieno svolgimento, non mancano le discussioni sulle commozioni cerebrali dei giovani giocatori, dalle superiori giù fino ai pulcini.


Eppure molti genitori potrebbero non avere informazioni su questo leggero trauma cranico, secondo due studi presentati Venerdì 10 ottobre ad un simposio pre-conferenza sulla medicina pediatrica nello sport alla Conferenza Nazionale dell'American Academy of Pediatrics (AAP) a San Diego.


Circa 175.000 bambini sono trattati nel pronto soccorso degli ospedali americani ogni anno per commozioni cerebrali dovute alle attività relative allo sport, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. E' importante che i genitori conoscano i segni e i sintomi della commozione cerebrale e riconoscano che si tratta di una lesione cerebrale, per garantire che i bambini abbiano una diagnosi tempestiva ed un trattamento adeguato.


Due studi separati hanno esaminato le conoscenze dei genitori sulla concussione e le idee sbagliate più comuni.


Nel primo sunto, dal titolo "La conoscenza dei genitori sulla commozione cerebrale", 511 genitori di bambini da 5 a 18 anni, che hanno cercato le cure ad un PS pediatrico entro due settimane dal trauma cranico del loro bambino, hanno compilato un sondaggio di 24 domande. È stato loro chiesto sulla demografia, sul trauma cranico del bambino, e domande generali relative alla loro conoscenza della commozione cerebrale e del suo trattamento.


I risultati dimostrano che circa la metà dei genitori identifica correttamente una commozione cerebrale come una lesione cerebrale che potrebbe portare a sintomi come mal di testa o difficoltà di concentrazione. Nessun dato demografico dei genitori (età, sesso, istruzione o precedente storia di partecipazione sportiva) è stato in grado di predire significativamente la conoscenza dei genitori delle concussioni.


L'indagine ha inoltre indicato che quasi tutti i genitori (92 per cento) erano consapevoli del fatto che essi dovrebbero impedire al loro bambino di giocare e di portarlo dal medico quando sospettano una commozione cerebrale. Eppure solo il 26 per cento era a conoscenza delle linee guida sul momento in cui il bambino potrebbe tornare allo sport e al lavoro scolastico.


"Il nostro studio dimostra che la stragrande maggioranza dei genitori sapeva cosa fare se sospettava una commozione cerebrale del figlio e nella maggior parte dei casi ha capito l'importanza clinica di questa lesione come lesione cerebrale", ha detto l'autrice Kirstin D. Weerdenburg, MD, FAAP , docente di medicina pediatrica d'urgenza all'Hospital for Sick Children di Toronto in Canada. "Lo studio evidenzia anche che una visita medica subito dopo l'infortunio è importante per i genitori per confermare la diagnosi e per informarli delle linee guida sul ritorno a giocare/imparare, per garantire un corretto recupero ed evitare una seconda commozione cerebrale, mentre il cervello sta ancora guarendo".

 

 


Anche gli autori del secondo estratto ("Fraintendimenti dei genitori sulla commozione cerebrale derivante da sport"), hanno intervistato i genitori per valutare la loro conoscenza delle commozioni cerebrali. Il sondaggio online è stato completato da due gruppi - 214 genitori i cui figli sono stati valutati in una clinica di medicina dello sport per lesioni muscolo-scheletriche o lievi traumi cerebrali (gruppo 1) e 250 genitori di studenti di una scuola privata locale (gruppo 2).


L'indagine includeva domande che misurano conoscenza e attitudini sulle commozioni così come le informazioni demografiche. La maggior parte dei genitori in entrambi i gruppi è andata bene in generale, ma aveva diverse idee sbagliate:

  • Circa il 70 per cento nel gruppo 1 e il 49 per cento nel gruppo 2 credeva erroneamente che si potesse usare l'imaging cerebrale (scansioni CT/MRI) per diagnosticare la commozione cerebrale.
  • Circa il 55 per cento nel gruppo 1 e il 52 per cento nel gruppo 2 non sapevano che «campanaro o scampanìo» è sinonimo di commozione cerebrale.
  • Il tasso di respirazione ridotto è stato erroneamente identificato come un sintomo dal 25 per cento e dal 29 per cento rispettivamente.
  • Le difficoltà a parlare sono state erroneamente identificate come un sintomo dal 75 per cento e dal 79 per cento rispettivamente.


"Il nostro studio mette in evidenza il fatto che molti genitori hanno ancora bisogno di formazione per quanto riguarda l'identificazione della commozione cerebrale e la valutazione post-infortunio. Persino i genitori altamente istruiti erano inclini a pregiudizi", ha detto l'autore senior Tracy Zaslow, MD, FAAP, direttore medico di medicina dello sport e del programma commozione cerebrale al Children's Orthopaedic Center del Children's Hospital di Los Angeles. "Le percezioni false, come quelle individuate dal nostro studio, potrebbero avere un impatto quando si cerca l'assistenza medica dopo una commozione cerebrale e può portare a cure a casa meno che ottimali".


Lo studio è stato presentato Venerdì 10 Ottobre alla Conferenza.

 

 

 

 

 


Fonte: American Academy of Pediatrics via EurekAlert! (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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