*** La biblioteca rimane chiusa per le festività pasquali dal 19 al 27 aprile compresi. Il servizio di interprestito è sospeso martedì 24 aprile e riprenderà martedì 30 aprile.


Bullismo può avere  conseguenze a lungo termine per la saluteI bambini vittime di bullismo possono sperimentare una infiammazione cronica e sistemica che persiste in età adulta, mentre i bulli possono effettivamente trarre benefici per la salute aumentando il loro status sociale attraverso il bullismo, secondo dei ricercatori della Duke Medicine.


Lo studio, condotto in collaborazione con l'Università di Warwick, la University of North Carolina di Chapel Hill e la Emory University, è stato pubblicato online nei Proceedings of the National Academy of Sciences la settimana del 12 maggio 2014.

 


"I nostri risultati guardano alle conseguenze biologiche del bullismo e, studiando un marcatore dell'infiammazione, forniscono un potenziale meccanismo per come questa interazione sociale può influenzare il funzionamento della salute più avanti nella vita", ha detto William E. Copeland, PhD, professore associato di psichiatria e scienze comportamentali alla School of Medicine della Duke University e autore principale dello studio.


Studi precedenti avevano suggerito che le vittime del bullismo in infanzia soffrono di conseguenze sociali ed emotive in età adulta, compresi aumenti di ansia e depressione. Eppure, i bambini vittime del bullismo riferiscono anche problemi di salute, come dolore e suscettibilità alle malattie, che possono estendersi al di là dei risultati psicologici.


"Per le vittime del bullismo, sembra che ci sia un certo impatto sullo stato di salute in età adulta", ha detto Copeland. "Con questo studio ci siamo chiesti se il bullismo infantile può entrare «sotto la pelle» per incidere sulla salute fisica". Copeland ed i suoi colleghi hanno usato i dati del Great Smoky Mountains Study, uno studio robusto, basato sulla popolazione, che ha raccolto informazioni su 1.420 individui per più di 20 anni. Gli individui sono stati selezionati a caso per partecipare allo studio prospettico, e quindi non avevano un rischio più alto di malattie mentali o di essere vittime di bullismo.


I partecipanti sono stati intervistati durante l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta, e tra gli altri argomenti, è stato chiesto loro delle esperienze con il bullismo. I ricercatori hanno anche raccolto piccoli campioni di sangue per esaminare i fattori biologici. Usando tali campioni di sangue, i ricercatori hanno misurato la proteina C-reattiva (CRP), un marcatore dell'infiammazione di basso grado e un fattore di rischio per i problemi di salute che comprendono la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari.


"I livelli di CRP sono influenzati da vari stressanti, inclusa la cattiva alimentazione, la mancanza di sonno e l'infezione, ma abbiamo scoperto che sono anche legati a fattori psicosociali", ha detto Copeland. "Controllando i livelli pre-esistenti di CRP dei partecipanti, anche prima del coinvolgimento nel bullismo, possiamo capire meglio come il bullismo può cambiare la traiettoria dei livelli di CRP".


Sono stati analizzati tre gruppi di partecipanti: le vittime di bullismo, quelli che erano sia bulli che vittime, e quelli che erano solo bulli. Sebbene i livelli di CRP siano aumentati per tutti i tre gruppi mentre entravano nell'età adulta, le vittime di bullismo nell'infanzia avevano livelli di CRP molto più alti da adulti rispetto agli altri gruppi. Infatti, i livelli di CRP aumentavano in proporzione agli episodi di bullismo subiti.


I giovani adulti che erano stati sia bulli che vittime da bambini avevano livelli di CRP simili a quelli non coinvolti nel bullismo, mentre i bulli avevano il CRP più basso, inferiore anche a quelli non coinvolti nel bullismo. Quindi, essere un bullo e migliorare il proprio status sociale attraverso questa interazione può proteggere dall'aumento dei marcatori infiammatori.


Mentre il bullismo è più comune e percepito come meno nocivo degli abusi o dei maltrattamenti infantili, i risultati suggeriscono che il bullismo può compromettere i livelli di infiammazione in età adulta, simile a quello che si vede in altre forme di trauma infantile. "Il nostro studio ha trovato che il ruolo di un bambino nel bullismo può essere sia un rischio che un fattore protettivo per l'infiammazione di livello basso", ha detto Copeland. "Lo stato sociale potenziato sembra avere un vantaggio biologico. Tuttavia, ci sono dei modi per cui i bambini possono sperimentare il successo sociale a parte l'esercitare del bullismo sugli altri".


I ricercatori hanno concluso che la riduzione del bullismo, oltre ad abbassare l'infiammazione tra le vittime di bullismo, potrebbe essere un obiettivo chiave per la promozione della salute fisica ed emotiva e per la diminuzione del rischio di malattie associate con l'infiammazione.


Oltre a Copeland, hanno collaborato allo studio anche E. Jane Costello della Duke, Dieter Wolke e Suzet Tanya Lereya dell'Università di Warwick nel Regno Unito, Lilly Shanahan della University of North Carolina di Chapel Hill e Carol Worthman della Emory University. Lo studio è stato finanziato dal National Institute of Mental Health, dal National Institute on Drug Abuse, dalla Brain & Behavior Research Foundation, dalla William T. Grant Foundation e dall'Economic and Social Research Council.

 

 

 

 

 

 


Fonte: Duke Medicine (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Rieferimenti: William E. Copeland, Dieter Wolke, Suzet Tanya Lereya, Lilly Shanahan, Carol Worthman, and E. Jane Costello. Childhood bullying involvement predicts low-grade systemic inflammation into adulthood. PNAS, May 12, 2014 DOI: 10.1073/pnas.1323641111

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Il contenuto di questo articolo non dipende da, nè impegna la Biblioteca Comunale di Altivole. I siti terzi raggiungibili da eventuali link contenuti nell'articolo sono completamente estranei alla Biblioteca, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.