Provare e riprovare? Studio dice di no, perchè è più difficile imparare alcuni aspetti del linguaggio

Quando si tratta di linguaggi dell'apprendimento, adulti e bambini hanno diversi punti di forza. Gli adulti eccellono nell'assorbire il vocabolario necessario per esplorare un negozio di alimentari o ordinare il cibo in un ristorante, ma i bambini hanno una straordinaria capacità di cogliere sottili sfumature del linguaggio che spesso sfuggono agli adulti. In pochi mesi di vita in un paese straniero, un bambino può parlare una seconda lingua come un madrelingua.

 


La struttura del cervello ha un ruolo importante in questo "periodo sensibile" per l'apprendimento delle lingue, che si crede finisca intorno all'adolescenza. Il cervello giovane è dotato di circuiti neurali in grado di analizzare i suoni e costruire un insieme coerente di norme per la costruzione di parole e frasi di quei suoni. Una volta che queste strutture linguistiche sono fissate, è difficile costruirne un'altra per un nuovo linguaggio.


In un nuovo studio, un team di neuroscienziati e psicologi guidati da Amy Finn, postdottorato del McGovern Institute for Brain Research del MIT, ha trovato le prove di un altro fattore che contribuisce alle difficoltà linguistiche degli adulti: quando apprendono alcuni elementi del linguaggio, entrano effettivamente in gioco le abilità cognitive più sviluppate degli adulti.


I ricercatori hanno scoperto che più gli adulti cercano di imparare una lingua artificiale, meno riescono a decifrare la morfologia del linguaggio: la struttura e la distribuzione delle unità linguistiche, quali la radice delle parole, i suffissi e i prefissi. "Abbiamo trovato che lo sforzo aiuta nella maggior parte delle situazioni, per cose come capire quali sono le unità di linguaggio che si devono conoscere, e l'ordinamento di base degli elementi. Ma quando si cerca di imparare la morfologia, almeno in questa lingua artificiale che abbiamo creato, in realtà è peggio quando ci si sforza", dice la Finn.


La Finn e i colleghi della University of California di Santa Barbara, della Stanford University e della University of British Columbia hanno descritto i risultati nel numero del 21 luglio di PLoS One. Carla Hudson Kam, professore associato di linguistica alla Columbia Britannica, è l'autrice senior.

 

Troppo potere mentale

I linguisti sanno da decenni che i bambini sono abili ad assorbire alcuni elementi difficili del linguaggio, come i participi passati irregolari ("andato" e "stato") o i tempi complicati dei verbi come il congiuntivo. "I bambini vanno meglio degli adulti in termini di padronanza della grammatica e delle componenti strutturali del linguaggio, alcuni degli aspetti difficili-da-articolare più idiosincratici del linguaggio, che anche la maggior parte di chi parla la lingua nativamente non ne ha la consapevolezza", dice la Finn.


Nel 1990, la linguista Elissa Newport ha ipotizzato che gli adulti hanno difficoltà a imparare quelle sfumature perché cercano di analizzare troppe informazioni in una volta. Gli adulti hanno una corteccia prefrontale molto più evoluta rispetto ai bambini, e tendono a usare tutta questa capacità mentale per imparare una seconda lingua. Questa elaborazione ad alta potenza può effettivamente interferire con alcuni elementi dell'apprendimento delle lingue. "E' un'idea proposta da molto tempo, ma non c'erano dati che mostrassero sperimentalmente che è vero", dice la Finn.


La Finn ed i suoi colleghi hanno progettato un esperimento per verificare se esercitare uno sforzo maggiore potrebbe aiutare o ostacolare il successo. In primo luogo, essi hanno creato nove parole senza senso, ciascuna con due sillabe. Ogni parola ricadeva in una delle tre categorie (A, B, e C), definita per ordine di consonante e suono della vocale.


I soggetti dello studio hanno ascoltato la lingua artificiale per circa 10 minuti. Un gruppo di soggetti è stato istruito a non sovra-analizzzare ciò che sentivano, ma nemmeno a distrarsi. Per aiutarli a non pensare troppo alla lingua, hanno avuto la possibilità di completare un puzzle o di colorare mentre ascoltavano. L'altro gruppo ha avuto il compito di cercare di individuare le parole che stava ascoltando.


Ogni gruppo ha ascoltato la stessa registrazione, una serie di sequenze di tre parole - prima una parola della categoria A, poi una della B, quindi della C - senza pause tra le parole. Precedenti studi avevano dimostrato che gli adulti, i bambini e perfino le scimmie, possono analizzare questo tipo di informazioni in unità di parole, un compito noto come «segmentazione delle parole».


I soggetti di entrambi i gruppi sono riusciti nella segmentazione delle parole, anche se il gruppo che ha tentato più duramente è andato un po' meglio. Entrambi i gruppi sono andati bene in un compito chiamato «ordinamento delle parole», che richiedeva ai soggetti di scegliere tra una corretta sequenza di parole (ABC) e una sequenza errata (come ACB) delle parole che avevano già sentito.


La prova finale ha misurato l'abilità nell'individuare la morfologia del linguaggio. I ricercatori hanno fatto sentire una sequenza di tre parole che includeva una parola che i soggetti non avevano mai ascoltato prima, ma che rientrava in una delle tre categorie. Quando è stato chiesto di giudicare se questa parola nuova era nella posizione corretta, i soggetti cui era stato chiesto di prestare maggiore attenzione al flusso di parole originale sono andati molto peggio di quelli che avevano ascoltato più passivamente.


"Questa ricerca è interessante perché fornisce le prove che indicano che l'apprendimento faticoso porta a risultati diversi a seconda del tipo di informazione che gli studenti stanno cercando di padroneggiare", dice Michael Ramscar, professore di linguistica all'Università di Tübingen, che non faceva parte del team di ricerca. "I risultati indicano che imparare a identificare le parti relativamente semplici del linguaggio, come le parole, è facilitato dall'apprendimento faticoso, mentre l'apprendimento di aspetti più complessi del linguaggio, come ad esempio le caratteristiche grammaticali, è ostacolata dall'apprendimento forzato".

 

Spegnere lo sforzo

I risultati supportano la teoria di acquisizione del linguaggio che suggerisce che alcune parti del linguaggio sono apprese attraverso la memoria procedurale, mentre altre vengono apprese attraverso la memoria dichiarativa. In base a tale teoria, la memoria dichiarativa, che memorizza conoscenze e fatti, sarebbe più utile per imparare il vocabolario e alcune regole di grammatica. La memoria procedurale, che guida le attività che compiamo senza la consapevolezza di come le abbiamo apprese, sarebbe più utile per imparare le regole sottili legate alla morfologia del linguaggio.


"E' probabile che sia il sistema di memoria procedurale ad essere veramente importante per l'apprendimento di questi aspetti morfologici difficili della lingua. Infatti, quando si utilizza il sistema di memoria dichiarativa, non aiuta, ma danneggia", dice la Finn.


Ancora irrisolta è la questione se gli adulti possono superare questo ostacolo nell'apprendimento linguistico. La Finn dice che non ha ancora una buona risposta, ma sta ora testando gli effetti dello "spegnimento" della corteccia prefrontale adulta usando una tecnica chiamata stimolazione magnetica transcranica.


Altri interventi che sta progettando di studiare comprendono il distrarre la corteccia prefrontale, costringendola a svolgere altre attività mentre si sente parlare, e trattare i soggetti con farmaci che deteriorano l'attività in quella regione del cervello.


La ricerca è stata finanziata dal National Institute of Child Health and Human Developmen e dalla National Science Foundation.

 

 

 

 

 


Fonte: Anne Trafton inMassachusetts Institute of Technology (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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