Parole chiave tengono insieme il nostro vocabolario nella memoriaIl sottoinsieme di una rete di 20.000 parole inglesi che suonano simili, creato dal professore di psicologia Michael Vitevitch dalla University of Kansas. La parola chiave che tiene insieme le altre parole è «fish» (pesce). Clicca per ingrandire.Scienziati dell'Università del Kansas hanno trovato la prova che ci sono parole chiave nelle reti di parole che tengono insieme gruppi di parole nella nostra memoria.


In uno studio pubblicato sul Journal of Memory and Language, Michael Vitevitch, professore di psicologia della KU, ha dimostrato che i partecipanti alla ricerca hanno riconosciuto queste parole chiave più rapidamente e precisamente rispetto ad altre parole che erano uguali a parole chiave sotto molti aspetti, tranne che per la loro posizione in una rete di 20.000 parole inglesi dal suono simile, che lui ed i suoi colleghi hanno creato nel 2008.

 


"Se le parole sono realmente memorizzate come una rete nella memoria", ha detto Vitevitch, "dovremmo essere in grado di vedere come le caratteristiche della rete influenzano i processi linguistici. I nostri risultati mostrano chiaramente che ci sono parole che ricoprono posizioni chiave nella rete di parole e che noi trattiamo in modo più rapido e preciso di parole simili che esse tengono insieme nella nostra memoria".


L'esistenza di parole chiave apre molte possibili applicazioni della vita reale, secondo Vitevitch, come la disponibilità di nuovi elementi nei disturbi del linguaggio nello sviluppo e nell'acquisizione e nel proporre trattamenti. "Potremmo essere in grado di insegnare queste parole chiave a persone che hanno problemi nel trovare le parole dopo un ictus, per esempio, e essi potrebbero riuscire a ricollegare tutto il resto nella loro memoria alla quale sono collegate queste parole chiave", ha detto. Le parole chiave potrebbero anche accelerare l'apprendimento delle lingue, compresa una seconda lingua, se fossero introdotte presto.

 

Ma c'è un lato oscuro potenziale nelle parole chiave: se sono "rimosse" dalla nostra memoria, potrebbero rompere parte della nostra rete di parole, ha detto Vitevitch. Usando le stesse tecniche matematiche della scienza di rete che sono utilizzate per sviluppare reti che modellano le relazioni sociali o la diffusione delle malattie, Vitevitch ha analizzato la sua rete di parole usando un programma per computer chiamato KeyPlayer che seleziona le parole chiave che, una volta rimosse, rompono parti della rete in reti più piccole e in parole isolate.


"La rottura della rete in questo modo potrebbe effettivamente distruggere l'elaborazione del linguaggio", ha detto Vitevitch. "Anche se siamo riusciti a rimuovere delle parole chiave dalla memoria dei partecipanti alla ricerca, attraverso le attività psicolinguistiche, non abbiamo osato andare fino in fondo a causa della preoccupazione che avrebbero potuto esserci effetti a lungo termine o anche ampiamente diffusi".


Applicare le tecniche della scienza delle reti al linguaggio apre molte nuove domande per gli scienziati che studiano i vari aspetti del linguaggio, ha detto Vitevitch. "Allo stesso modo, il dominio del linguaggio fornisce agli scienziati di rete una nuova opportunità di testare varie ipotesi che potrebbero non essere in grado di provare con altri sistemi del mondo reale, perché in laboratorio possiamo manipolare le cose in un modo che non è possibile eticamente o praticamente nella vita reale".

 

 

 

 

 


Fonte: University of Kansas, Life Span Institute (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Michael S. Vitevitch, Rutherford Goldstein. Keywords in the mental lexicon. Journal of Memory and Language, 2014; 73: 131 DOI: 10.1016/j.jml.2014.03.005

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