Definizione

LA SOCIALIZZAZIONE: BAGAGLIO CULTURALE E CHIAVE DI VOLTA

BikersI PARTE

La socializzazione si può definire come l’inserimento dell’individuo nella collettività; durante la quale quest’ultima influenzerà l’individuo nella creazione della realtà di cui farà parte (compresa la sua personale identità); e contemporaneamente darà la possibilità all’individuo di influenzare la stessa realtà collettiva in un continuo processo di interazione e mutamento.

Questo è un processo a cui l’individuo, in quanto animale sociale, è naturalmente predisposto per istinto di sopravvivenza. Infatti per un predatore debole come l’uomo, la probabilità di sopravvivere aumenta con la presenza e il sostegno di un branco.

Per capire i meccanismi della socializzazione bisogna prima di tutto distinguere tra socializzazione primaria e secondaria. Come è intuibile dai nomi stessi, la socializzazione primaria è quella che avviene nell’infanzia, è il primo contatto con il mondo; mentre la socializzazione secondaria è quella che avviene nell’età adulta nei diversi ambienti che l’individuo incontrerà.

  • La socializzazione primaria, proprio perché crea la prima forma di realtà con la quale l’individuo avrà esperienza, assume un’importanza enorme. La realtà della socializzazione primaria prenderà forma come una realtà oggettiva, l’unica esistente per il bambino, in quanto l’unica disponibile e sperimentabile sulla propria pelle; non sarà considerata come una delle tante realtà possibili, ma come l’unica concepibile. Quindi anche l’identità che gli adulti affibbieranno al bambino, per quest’ultimo diventerà l’unica sua identità possibile.
    Anche se la socializzazione primaria avrà creato le basi solide del modo di vedere il mondo, una volta che l’individuo entrerà in contatto con il resto della società; con le realtà che incontrerà più o meno diverse dalla sua; con le istituzioni di cui farà parte; ecc.; il mondo primariamente socializzato incomincerà a barcollare e inizieranno le socializzazioni secondarie. Si deve però sottolineare che queste saranno comunque influenzate dalla prima socializzazione, ma al tempo stesso concorreranno vicendevolmente ad indebolire e disilludere dalle convinzioni formatesi nel periodo precedente.
    Questa disillusione è proprio uno dei motivi che spiega il difficile periodo della adolescenza. Il ragazzino infatti incomincia pian piano a sentirsi come tradito da quel mondo che credeva l’unico, e che ha avuto l’impressione (probabilmente a ragione) che gli fosse stato passato come tale, ma che invece scopre essere solo uno delle tante interpretazioni, le quali ora proverà lui stesso a formulare.

  • La socializzazione secondaria avrà però meccanismi simili a quella primaria: come da bambino l’individuo ha dovuto prendere per oggettiva la realtà passatagli dai genitori, allo stesso modo, da adulto, l’individuo dovrà prendere per reale ed oggettivo il mondo sociale creatogli dalle regole e dalle istituzioni; inoltre, come da bambino l’individuo ha fatto sua un’identità primariamente socializzata e quindi indiscutibile, allo stesso modo, durante la socializzazione secondaria, l’individuo deve fare suoi i ruoli che gli verranno attribuiti o che si attribuirà durante il processo della socializzazione, verrà così a conoscenza delle regole che sottostanno questi diversi ruoli, sia propri che altrui.
    Queste conoscenze faranno sì che l’individuo nell’eseguire un ruolo comunichi impressioni di se stesso compatibili con le qualità personali appropriate al ruolo e alla situazione, e al tempo stesso, sappia come giudicare i comportamenti delle altre persone, assegnando ad essi determinati ruoli; inoltre faranno sì che sappia riconoscere i diversi ruoli che gli si presenteranno, con tutte le caratteristiche ad essi inclusi; e che riesca a rendersi conto se determinati atteggiamenti sono consoni oppure no al ruolo che lui, o la persona a lui di fronte, sta mettendo in scena: un chirurgo in sala operatoria non deve sembrare confuso, così come un pubblicitario deve sembrare creativo e fantasioso dinnanzi ai suoi clienti.

La socializzazione primaria crea quindi la base con cui vedremo il mondo e la base della nostra identità; la socializzazione secondaria creerà il nostro mondo “momentaneamente ma definitivo”, comprensivo dei ruoli che in questo potremo assumere e ci darà gli strumenti per riconoscerli e giudicarli. Se sarà importante cosa ci avranno trasmesso con la prima socializzazione i nostri genitori, ancor più importante e di maggiore responsabilità sarà come interagiremo con la seconda, e come con questa trasformeremo il nostro mondo, importantissima eredità che lasceremo agli adulti di domani: i nostri figli.

II PARTE

Sosteneva Erving Goffman “Il ruolo è l’unità fondamentale della socializzazione. E’ mediante i ruoli che nella società si assegnano compiti e si organizzano le cose per assicurarne l’esecuzione.” L’individuo quindi, durante la socializzazione secondaria, farà sua la cultura della società in cui vive, e imparerà a mettere in scena i ruoli richiesti da quella società, essa stessa creata proprio dagli individui, e con la quale continuerà ad interagire.

RushmoreScena dal film Rushmore del 1998, centrato sul tema della socializzazione.Saranno le istituzioni, create dalle persone, a fornire uno schema di condotta alle persone stesse, diventate attraverso la socializzazione secondaria individui della società; esse (le istituzioni) controlleranno a condotta degli individui e fisseranno modelli prestabiliti, incanalando i comportamenti in una direzione piuttosto che in un’altra delle molte che sarebbero disponibili. Questa sorta di controllo dei ruoli possibili sarà inerente all’istituzione in quanto tale, a prescindere dalle sanzioni stabilite per difendere l’istituzione stessa.

L’ordine istituzionale sarà infatti rappresentato dai ruoli che costituiscono un intero complesso istituzionale di comportamenti e condotta: nel bagaglio culturale di una società ci saranno dunque le norme per lo svolgimento di un ruolo, norme accessibili a tutti, comprensive degli elementi comportamentali e affettivi adeguati ad ognuno di questi.

Detto questo possiamo fare un meditativo paragone tra il mondo del bambino nella socializzazione primaria e la società per l’adulto nella socializzazione secondaria. Abbiamo detto che il bambino vede il mondo in cui vive, il suo mondo, come l’unico, senza riuscire neanche ad ipotizzare la possibilità dell’esistenza di altri mondi; ma del suo stesso mondo egli non è ancora esperto, e sta imparando pian piano tutte le regole che di esso fanno parte. Invece l’adulto vede la società in cui vive come una delle tante, cioè si rende conto di questo, ma al tempo stesso non riesce a staccarsi facilmente dalle sue regole perché ormai fortemente istituzionalizzate ed egli stesso estremamente esperto in queste; cambiare modo di pensare e di agire dopo tanti anni è più difficile, senza contare che la mente dell’adulto è sicuramente meno elastica di quella di un bambino; insomma l’adulto pur sapendo che la sua società non è l’unica esistente al mondo, si comporta come se lo fosse.

Ecco l’effetto che si creerà: una volta pratico della socializzazione secondaria, l’adulto la trasmetterà probabilmente ad un bambino per il quale sarà una socializzazione primaria (percepirà questo dall’adulto che si comporterà proprio come se lo fosse) e così il mondo e le generazioni andranno avanti, di primaria in secondaria e ancora da secondaria in primaria , e così via; creando così le basi e il mutarsi delle culture e dei tempi, in definitiva dei ruoli disponibili e dei modi di diventare uomo nella società.

Poiché sono le istituzioni (si ricordi create dagli uomini stessi) a dare queste norme per i ruoli, si può certamente sostenere che ci saranno tanti modi di divenire uomini almeno quante saranno le società, le culture e le istituzioni, anche se ognuna di queste avrà diverse possibilità e soluzioni per diventare membri della società stessa. Facciamo un esempio: se saremo europei, saremo probabilmente diversi dai giapponesi, inoltre se saremo poveri, guarderemo al mondo in modo diverso rispetto se fossimo ricchi, e ancora, se saremo soddisfatti della nostra vita, penseremo in modo del tutto diverso rispetto a degli europei poveri come noi, ma insoddisfatti; e queste diversità, sicuramente frutto della nostra esperienza e della nostra precedente realtà primaria, le tramanderemo ai nostri figli.

In altre parole la socializzazione primaria di ogni bambino, porta in sé la socializzazione secondaria dell’uomo che ottenne questa dall’interazione con la sua socializzazione primaria, ottenuta da quella secondaria del suo predecessore, e così via: la socializzazione è un processo interminabile, volto a creare il progresso delle culture, e porta in sé la lunghissima catena dell’eredità storica delle culture che ci hanno preceduto. Il guardare l’evolversi di questa infinita spirale può aiutarci a capire quello che è stato e quel che sarà. La socializzazione può quindi essere usata come chiave di volta così da correggere, la dove ci siano, gli errori della nostra società, potendo capire preventivamente dove intervenire perché l’agognato progresso culturale non divenga sempre più simile ad una regressione intellettuale.

 


Scritto da Dalila Liguoro, nata a Milano nel 1977, vive e lavora tra Milano e Lainate dove ha aperto due studi di Psicologia e Grafologia. Di matrice interattivo-cognitiva, ha sviluppato la teoria del Ruolo e del Personaggio della quale si serve nei suoi corsi sull'autostima e di geragogia. Organizza gruppi d'aiuto per chi subisce violenza o convivenze difficili. Presentatrice e autrice di rubriche dedicate alla psicologia e alla grafologia per TeleNBC e Cuore TV. Alcuni dei giornali con cui collabora sono "Golem" e "geniodonna".

 

Fonte:Il Parlamentare

 

Perchè socializzare

Socializzare per mantenere le capacità di comunicazione

Uno studio dell'Università del Michigan (UM) di qualche anno fa, ha dimostrato che gli anziani che vivono da soli e in modo indipendente in un appartamento devono interagire spesso con gli altri - amici e familiari - se vogliono mantenere la capacità di comunicare.

Socializzazione: balloGli anziani spesso considerano il trasferimento in casa di riposo o soggiorno come una fase negativa nella loro vita. Al contrario, lo studio della UM suggerisce che gli ambienti per anziani con attività organizzate, offrono opportunità di interazione positive per il mantenimento delle abilità comunicative, ha detto Deborah Keller-Cohen, professoressa di studi sulle donne e linguistica alla UM.

Si sa molto sull'associazione tra declino della funzione cognitiva negli anziani e la capacità di comunicare, ma si è approfondito poco la questione di quale ruolo possa avere l'impegno sociale in quel rapporto. La ricerca della UM ha coinvolto adulti di oltre 85 anni, il segmento della popolazione in più rapida crescita degli Stati Uniti, spiega la Keller-Cohen.

I ricercatori della UM hanno esaminato le relazioni tra impegno sociale, cognizione e abilità comunicative. Hanno esaminato i diari tenuti dai partecipanti allo studio, che riportavano frequenza, scopo e qualità delle interazioni. I partecipanti sono stati testati nella loro capacità di denominare gli oggetti nelle immagini, una misurazione comune dell'abilità delle conoscenze linguistiche.

"Gli individui con minore declino cognitivo sono coinvolti in una gamma più ampia di relazioni, ognuna delle quali sfida gli individui a parlare ed ascoltare gli altri su una serie di argomenti. Quindi questa diversità nelle interazioni sembrerebbe mantenere attive le proprie competenze linguistiche", secondo l'autrice.

Quando gli anziani limitano i contatti esclusivamente ai familiari, le loro abilità di comunicazione non sono buone come quando interagiscono con gli altri, conferma la Keller-Cohen.

 

Fonte: University of Michigan

 

Socializzare sul posto di lavoro

 

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Fonte: Microsoft.com

 



In rete

  • www.facebook.com | Facebook è in assoluto il più popolare sito di social network, ideato per mantenere e condividere i contatti con le persone della sfera personale, una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet.

  • www.youtube.com | Youtube è un enorme contenitore web di video. Un motore di ricerca consente di arrivare all'individuazione dei video più disparati: dalla musica ai luoghi, dai personaggi più o meno celebri agli amici. Chiunque può partecipare all'inserimento di video di breve durata (1-2 minuti) e di durata media (10 minuti circa).

  • www.skype.com | Nel sito di Skype si trova il programma da scaricare per poter parlare, a costi irrisori, con amici, parenti e altri utenti Skype sparsi in tutto il mondo.

  • www.myspace.com | My Space è un portale d'incontro di persone che vogliono creare un proprio spazio web presentando immagini, scritti e scambiando opinioni ed altro. Una grande Comunità virtuale presente nel variegato mondo web.

  • Amicizia Vera, Tecniche pratiche di socializzazione | Sito con contenuti interessanti sul tema della socializzazione. Il taglio un pò "leggero" rende comunque molto accattivanti e fruibili i consigli per tutte le occasioni quotidiane di relazione, i comportamenti con gli altri e il modo di migliorare la vita sociale.

  • Clinica della timidezza | Sito dedicato alla timidezza e alle fobie sociali, online dal 2002. ... Chi soffre di un forte problema di timidezza, si sente limitato nelle relazioni sociali, nelle amicizie, nella ricerca del partner, nella carriera professionale.